Parafrasare vuol dire dire la stessa cosa con altre parole. Qui serve soprattutto per testi che esistono già ma non funzionano: un reclamo che suona aggressivo, una risposta troppo secca al capo, un post che non entra nel limite di caratteri, un riassunto troppo lungo, una spiegazione piena di termini difficili. Incolli il testo, scegli come deve suonare e ricevi la nuova versione.
I modi sono quattro. «Più corto» punta a circa metà della lunghezza: se il primo tentativo resta troppo lungo, fa un secondo passaggio. «Più cortese» toglie la durezza senza togliere la richiesta. «Più semplice» sostituisce le parole difficili e spezza le frasi lunghe. «Più formale» va bene per un ufficio, un’azienda o un professore. In tutti i casi il senso, i dati, i numeri e i link restano: cambia il modo di dirlo, non il contenuto. Anche la lingua resta quella del testo.
Molti cercano parafrasi per la scuola, per esempio di una poesia o di un canto della Divina Commedia. Il modo «Più semplice» aiuta a capire versi difficili e a trasformarli in italiano corrente, ma non è un compito già fatto: una parafrasi scolastica va riletta verso per verso e confrontata con le note del libro. Lo stesso vale per una tesi: riscrivere un testo altrui non lo rende tuo, e le fonti vanno sempre citate.
Il limite è di 50.000 caratteri per volta. Un paragrafo si riscrive in pochi secondi. Il testo lo elabora un’IA sul nostro server e non viene conservato; il risultato resta nella libreria del tuo browser.
Per un risultato migliore, incolla il testo intero, così il senso resta coerente, e rileggi nomi e cifre. Se prima vuoi solo togliere gli errori, usa il correttore ortografico; se il testo riscritto deve partire in un’altra lingua, traducilo dallo stesso punto. E se il risultato non ti convince, prova un altro modo sullo stesso testo: a volte «Più cortese» funziona meglio di «Più formale» per un’email delicata, e il confronto richiede pochi secondi.
